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Parte il nuovo modello di tassazione “flat tax” sui redditi di imprenditori e professionisti previsto dal governo. Due i regimi individuati a partire dal 1 gennaio 2019.

Il primo riguarda i contribuenti che nell’anno precedente non abbiano superato la soglia di 65 mila euro di ricavi/compensi. Per loro è prevista una imposta del 15% che sarà ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività.

Il secondo regime, invece, (in funzione dal 2020) riguarderà i contribuenti che nell’anno precedente hanno raggiunto ricavi/compensi superiori a 65 mila e inferiori a 100 mila. Per loro l’imposta stabilita è al 20%.

Per chi supera i 100 mila euro la situazione resta invariata

La vera novità, come spiega anche Il Sole 24 Ore, sta nel fatto che questi regimi agevolati riguarderanno circa due terzi delle persone fisiche con partita Iva e dal 2020 circa l’80% dei medesimi contribuenti.

Che succede a chi supera la soglia dei 65 mila 

Il professionista che va oltre (per ottenere lo stesso guadagno di chi resta nella soglia minima) deve superare almeno 81 mila euro di incassi. Un paradosso. Lo stesso si proporrà dal 2020 con il limite dei 100 mila per il pagamento delle imposte al 20%.

In sintesi, se la nuova norma corre in aiuto di professionisti e partite iva, non incentiva di certa il maggior reddito.

Aggiungiamo anche che la nuova manovra di bilancio punta anche all’incremento delle addizionali Irpef con lo sblocco delle aliquote. Tutto questo sarà di incentivo all’occultamento di parte dei ricavi per i liberi professionisti? La domanda è lecita.

Bisognerà attendere per capire eventuali benefici della nuova legge oppure confermare le lacune evidenziate da più di qualche voce che già mette in guardia il paese dalle possibili conseguenze giudicate “non positive” delle nuove norme.

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