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Nel 2019 dovremo lavorare un giorno in più per pagare imposte e contributi. Si tratta di 171 giorni. Un impiegato con uno stipendio medio (circa 50 mila euro all’anno) inizierà a guadagnare per se stesso solo dopo il 21 giugno. La previsione è dell’ufficio studi della Cgia di Mestre che ha calcolato l’impatto di Irpef, contributi Inps, tasse locali e altri prelievi che incidono sul costo della vita.

Giusto per avere un’idea, Iva e accise ci sottraggono ogni giorno 45 minuti della nostra vita, mentre le altre imposte 21 minuti. Facendo un rapido calcolo, lavoriamo dalle 9 alle 12:45 di ogni giorno solo per pagare tasse e contributi e la restante parte per noi e la nostra famiglia, con una pressione tributaria di circa il 47 per cento.

Ma vediamo anche il caso di un operaio con un reddito di poco sopra i 25 mila euro. Ebbene, è stato calcolato che dovrà lavorare per il fisco fino all’11 maggio. Il 12 maggio è il suo Tax Freedom Day, (giorno della liberazione fiscale). Giusto per avere un’idea, il 30 giugno è la data esattamente a metà, superata la quale, si lavorerà più per lo stato che per se stessi.

Sempre secondo le previsioni, la pressione fiscale non diminuirà, anzi crescerà. La nuova manovra del governo, infatti, prevede la possibilità per comuni e regioni di aumentare le addizionali e le imposte immobiliari per circa 2 miliardi di nuove entrate che peseranno sulle tasche dei cittadini.

Altri aumenti sono previsti per le imposte su seconda casa e altri immobili. Forse anche per questo motivo molti lavoratori (e pensionati) scelgono di emigrare all’estero in paesi dove le tasse sono più basse e le agevolazioni fiscali permettono di trattenere in busta paga molti più soldi.

Ma se volete affidarvi a dei professionisti del settore compilate il form in basso. La consulenza è gratuita.

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