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Il primo approccio da parte delle società di recupero crediti è attraverso il loro operatore telefonico.

Se l’obiettivo è quello di recuperare a tutti i costi il credito, c’è spesso il rischio che la condotta possa sfociare in atteggiamenti illeciti, dimenticando che anche il soggetto indebitato ha i suoi diritti da difendere.

Innanzitutto bisogna ricordarsi che l’interessato ha l’obbligo di essere informato correttamente dei contenuti della telefonata, a partire dal numero che deve essere visibile. Al contrario, vengono spesso segnalati casi di telefonate da numeri anonimi.

Agli operatori è vietato emettere false dichiarazioni e tenere condotte ingannevoli per intimidire l’interessato.

In particolare, i soggetti incaricati al recupero non possono minacciare azioni o iniziative legali sproporzionate, puramente fantasiose o vessatorie, come affermare che il mancato pagamento dei debiti sia un reato con il rischio di andare in carcere. Al contrario, si tratta di un inadempimento di natura civilistica e non configura mai illecito penale. Esso può dar luogo, al massimo, a un recupero crediti con l’ufficiale giudiziario.

Stessa cosa vale per l’affermazione che il mancato pagamento possa portare alla dichiarazione di fallimento.

In realtà è sempre necessaria un’apposita procedura fallimentare, preceduta dall’emissione di un decreto ingiuntivo o di una sentenza che attesti l’esistenza del credito. In alternativa, il creditore deve essere in possesso di titoli di credito come cambiali o assegni rilasciati dal debitore e non ancora scaduti (6 mesi per gli assegni, 2 anni per le cambiali: dopo tale termine è necessario procurarsi un decreto ingiuntivo).

Falsa anche l’attestazione che al mancato pagamento possa far seguito il pignoramento di beni mobili o immobili o addirittura dello stipendio. Affinché possa esserci pignoramento è necessario che intervenga prima una sentenza o un decreto ingiuntivo e previo procedimento dinanzi al giudice. Oppure, come detto sopra, il creditore deve essere in possesso di titoli come cambiali o assegno. Dunque, il debitore riceverà comunque altri atti a casa e sarà sempre messo nella condizione di difendersi. E ancora: in caso di mancato pagamento sopraggiungerà l’esattore.

Non è così perché non esiste la figura dell’esattore per crediti privati. Esiste, al massimo, l’ufficiale giudiziario, e quindi il normale pignoramento; ma anche in questo caso deve prima intervenire una sentenza di condanna o un decreto ingiuntivo.

E’ falsa anche l’eventuale minaccia di iscrizione del debitore nella banca dati della Crif. Ciò è possibile solo se il debito è stato contratto con una banca o una finanziaria. Negli altri casi, invece (per es. società telefoniche, della luce, paytv ecc.) non è possibile alcuna segnalazione.

Gli incaricati del recupero crediti non possono contattare il debitore in orari irragionevoli, con frequenza superiore al dovuto e sul posto di lavoro.

Le società di recupero crediti non possono comunicare informazioni sui mancati pagamenti a soggetti diversi dal diretto interessato e non possono recuperare numeri di telefono privati in modo alternativo, ad esempio chiedendolo ai vicini di casa dello stesso stabile del debitore.

Sono vietate le telefonate preregistrate volte a sollecitare il pagamento.

È vietata anche l’affissione, ad opera di incaricati del recupero crediti, di avvisi di mora (o di sollecitazioni di pagamento) sulla porta del debitore. Sono vietati anche i messaggi lasciati nella segreteria telefonica, le cartoline postali o i plichi recanti all’esterno la scritta “recupero crediti”.

Le società di recupero crediti possono utilizzare solo i dati del debitore necessari all’esecuzione dell’incarico.

Gli incaricati del recupero crediti possono recarsi presso l’abitazione dell’interessato, ma devono adottare tutti gli accorgimenti necessari per evitare la lesione della privacy e della dignità di quest’ultimo.

In ogni caso è diritto del debitore non aprire e rifiutarsi di comunicare con loro.

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