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La vecchia legge fallimentare ha lasciato il passo al nuovo codice della crisi di impresa e dell’insolvenza. La parola fallimento è stata sostituita con l’espressione «liquidazione giudiziale». L’Italia si adegua alla normativa già applicata in altri Paesi europei, come la Francia o la Spagna. L’obiettivo della nuova legge è quello di evitare il discredito sociale e personale determinato dall’uso del termine «fallito».

Il nuovo codice introduce anche il sistema di allerta volto a consentire la pronta emersione della crisi, nella prospettiva del risanamento dell’impresa e comunque del più elevato soddisfacimento dei creditori.
Il Codice ha l’obiettivo di riformare in modo organico la disciplina delle procedure concorsuali, con due principali obiettivi. Il primo è quello di consentire una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese. Il secondo è quello di salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro a un fallimento di impresa dovuto a particolari contingenze.

Segnaliamo anche altre due novità introdotte dal nuovo codice della crisi di impresa e dell’insolvenza. In particolare quella che riguarda la riduzione della durata e dei costi delle procedure concorsuali. E inoltre, l’istituzione presso il Ministero della giustizia di un albo dei soggetti destinati a svolgere su incarico del tribunale funzioni di gestione o di controllo nell’ambito di procedure concorsuali. L’albo prevede l’inserimento di quei soggetti che rispettino requisiti di professionalità, esperienza ed indipendenza necessari all’iscrizione.

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