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Consentire una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese e salvaguardare la capacità imprenditoriale in casi particolari di fallimento. Sono queste le due finalità principali del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Lo strumento punta a mettere ordine in materia dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del relativo decreto legislativo in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155. Il testo tiene conto dei pareri espressi dalle competenti Commissioni parlamentari.

La riforma ed il riordino derivano da un lavoro svolto nell’ultimo decennio dalla “Commissione Rordorf”.

Si tratta di una Commissione ministeriale istituita dal Ministero della Giustizia con decreto 28 gennaio 2015 che ha elaborato lo schema di disegno di legge delega recante «Delega al Governo per la riforma organica delle discipline della crisi d’impresa e dell’insolvenza», riscrivendo interamente la disciplina delle procedure concorsuali all’interno di un quadro sistematico.

Un lavoro che si è reso necessario a causa dei numerosi interventi normativi, di natura episodica e talvolta emergenziale che hanno generato nel tempo contraddittori indirizzi giurisprudenziali. Tutto questo ha portato ad un incremento delle controversie pendenti e ad un notevole rallentamento dei tempi di definizione delle procedure concorsuali.

Ma vediamo più nel dettaglio le principali novità: il termine fallimento viene sostituito con l’espressione “liquidazione giudiziale” in conformità a quanto avviene in altri Paesi europei, come la Francia o la Spagna.

Questo per evitare il discredito sociale anche personale che anche storicamente si accompagna alla parola “fallito”. Viene introdotto il sistema di allerta per far emergere la situazione di crisi prima che sia troppo tardi.

Ovvio che l’obiettivo è sia intervenire prima possibile per il risanamento dell’azienda, ma anche per garantire una maggiore tutela ai creditori. Si guarda anche con priorità alle strategie per superare la crisi e assicurare la continuità aziendale.

Per quanto riguarda gli strumenti di gestione delle crisi e dell’insolvenza, l’esecuzione giudiziale passa in secondo piano e si privilegiano procedure alternative. Si uniforma e si semplifica la disciplina dei diversi riti speciali previsti dalle disposizioni in materia concorsuale.

Vengono ridotte, inoltre, durata e costi delle procedure concorsuali.

Non meno importante è l’armonizzazione delle procedure di gestione della crisi e dell’insolvenza del datore di lavoro con forme di tutela dell’occupazione e del reddito di lavoratori.

Tra gli altri provvedimenti, viene istituito presso il Ministero della giustizia un albo dei soggetti destinati a svolgere su incarico del tribunale funzioni di gestione o di controllo nell’ambito di procedure concorsuali, con l’indicazione dei requisiti di professionalità esperienza e indipendenza necessari all’iscrizione.

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