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Ci siamo già occupati in un precedente articolo del debitore “meritevole”, che non abbia, cioè, compiuto atti in frode al creditore. La clausola è prevista dal nuovo Codice della crisi e dell’insolvenza per poter accedere alla procedura di esdebitazione.

Il concetto è stato ribadito anche dalla Corte di Cassazione con la sentenza 10095 del 10 aprile. In effetti, la Suprema Corte ha respinto il ricorso contro il provvedimento del Tribunale che (accogliendo il reclamo della banca creditrice) aveva cancellato l’opportunità per un dipendente statale di rateizzare i debiti accumulati verso una banca.

La vicenda è stata raccontata da Patrizia Maciocchi del Sole 24 Ore. In questo episodio, il dipendente statale si era indebitato dopo un prepensionamento arrivato improvvisamente a causa di un infarto. Motivo che aveva compromesso la sua capacità di reddito e che, certamente, lo rendeva esente da responsabilità, facendolo rientrare nell’ambito del sovraindebitamento senza colpa.

Nel mirino dei giudici era però finito, dopo il ricorso della banca creditrice, il comportamento successivo ai problemi di salute. Il Tribunale aveva riformato il decreto di omologa perché l’uomo non era stato in grado di spiegare come aveva speso oltre 38mila euro ricevuti come trattamento di fine servizio, che risultavano incassati.

Per i giudici di merito, dunque, la scarsa diligenza faceva venire meno i benefici dell’esdebitazione. In tema di sovraindebitamento, dunque, occorre stare attenti anche alla gestione diligente del proprio “Trattamento di fine rapporto”.

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